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Necessità di definire la “professione del mediatore civile&q
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marco.ge




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MessaggioInviato: Gio Ott 27, 12:00:49    Oggetto: Warning ! Necessità di definire la “professione del mediatore civile&q
Descrizione: Urgente necessità di definire la “professione del mediatore” civile
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Carissimi,
__sono un mediatore (tale già prima dell’attuale normativa) a cui sta molto a cuore la “professionalità” del “mediatore civile”; l’attività di mediazione ed il ruolo del mediatore sono già stati ben definiti dall’art. 1 del D.Lgs. 28/2010, ora urge definire la “professione del mediatore” civile in quanto è l’unico modo per consentirgli di acquisire una vera “professionalità”; una “necessità”, quella della “professionalità del mediatore”, evidenziata dai punti 18 e 20 dalla Risoluzione del Parlamento europeo del 13 settembre 2011; a tal fine scrivo per esprimere alcune considerazioni e formulare alcuni consigli che spero risultino utili in quanto possono costituire un valido strumento per salvaguardare l’Istituto della mediazione obbligatoria.
__Da subito dalla lettura della Legge sulla mediazione obbligatoria emerge in modo palese che la “professione”, così come concepita, del mediatore civile non rientra in nessuna “figura professionale” prevista: non è né un “professionista protetto” (tutelato da un ordine professionale) né un “professionista non protetto” (attività professionale svolta attraverso l’iscrizione al registro delle imprese della C.C.I.A.A., com’è per i consulenti aziendali, i mediatori di tutte le altre specializzazioni, gli artisti, ecc.).
__Dalla lettura della nostra Legge sembra che la professione di mediatore civile si possa svolgere solo come “complemento” di un’altra attività professionale: di fatto oggi la quasi totalità dei mediatori svolge quest’attività proprio in questo modo rilegandola ad un’attività occasionale che si pone in essere solo quando un organismo (bontà sua) ti chiama. Addirittura abbiamo che a regolamento alcuni organismi vietano ai loro soci d’iscriversi ad altri organismi offrendo loro solo saltuariamente (in base ad una turnazione) alcune mediazioni nell’arco dell’anno, così spesso accade che in molti organismi (come sta accadendo presso molti Organismi della CCIAA) la maggior parte di mediatori ad oggi non ha ancora ricevuto alcun incarico visto il gran numero d’iscritti.
__Oggi, di fatto, la “attività” del “mediatore civile” è assolutamente occasionale e precaria sia perché è rilegata ad un aspetto marginale della propria attività professionale (spesso quella dell’avvocato) e quindi super trascurata, sia perché le occasioni di lavoro sono assolutamente indipendenti dalla propria volontà (sono basate sul “speriamo che l’organismo chiami”): non si può certo definire una “professione”.
__In questa realtà indotta dalla Legge, dove risulta decisamente anomala la figura del mediatore civile rispetto a qualunque altra figura professionale degna di questa definizione, è più che mai comprensibile che le Istituzioni europee obbiettino sulla “professionalità” del mediatore. Se osserviamo che la concezione del “mediatore civile” del Parlamento europeo stesso (nella sua DIRETTIVA 2008/52/CE del 21 maggio 2008) è quella del “mediatore civile e commerciale”, comprendiamo che questo deve essere perlomeno assimilato al “mediatore commerciale” perché acquisisca delle competenze specifiche, una professionalità, in merito alla “arte della mediazione”.
__A parere dello scrivente è essenziale che il Legislatore provveda a colmare questa lacuna prevedendo esplicitamente (cosa che oggi non è) la possibilità (non obbligatorietà) per il mediatore d’iscriversi al registro imprese e così, adottando il codice deontologico del mediatore redatto dalla Commissione Europea, iscrivendosi a diversi organismi, possa svolgere a livello professionale la propria attività “acquisendo competenza e capacità” sia perché maturerebbe con l’esperienza, che in questo modo non verrebbe a mancare, sia perché sarebbe suo primario interesse investire in formazione; sostanzialmente: “la professionalità” è una qualità specifica che si costruisce nel tempo, con l'impegno, con l'esperienza, con la competenza e con il senso di responsabilità, e ciò è possibile solo se si svolge una reale attività che ti occupa “a pieno” e non certo un’attività super-precaria.
__Al fine di dare la possibilità al “mediatore civile” di acquisire professionalità, o meglio, al fine di creare una “professione” occorrerà chiarire, anche con l’emanazione di una semplice Circolare, che esiste la possibilità per il mediatore d’iscriversi presso il registro ditte della C.C.I.A.A. (oggi per niente esclusa ma non evidenziata), in questo modo non dovremmo assolutamente modificare la Legge attuale. Inoltre, sempre a questo scopo, sarà fondamentale precisare che la scelta del mediatore può essere fatta unilateralmente, da chi promuove il procedimento, salvo l’eventuale rifiuto della controparte. Del resto qualunque altra attività di mediazione (che rientra nella definizione dell’art. 1754 c.c.) è inizialmente promossa unilateralmente con la scelta di un mediatore a cui una parte stessa si rivolge, ed il mediatore può farsi promozione ed acquisire clientela allo scopo di rendere l’attività possibile.
__Chiarendo che esiste questa possibilità di fronte alle critiche delle Istituzioni europee si guadagnerebbero dei punti; tanti punti di più si otterrebbero se questa figura professionale del mediatore civile, che svolge l’attività come professionista (iscritto come impresa e pagando le relative imposte), la si esaltasse in un “Decreto ad hoc”; Decreto che riservi dei vantaggi al professionista rispetto a chi svolge la stessa attività in modo occasionale (ad esempio dare la possibilità al primo d’iscriversi ad un maggior numero di organismi rispetto ai secondo); Decreto che ne delineare la “professione del mediatore” prenda spunto dal “codice deontologico europeo del mediatore” (redatto cin collaborazione con la Commissione europea A.D.R.).
__Sottolineo come la disposizione, prevista nel D.Lgs. 145 di luglio, di nominare, da parte del responsabile dell’organismo, un mediatore che abbia competenze specifiche riguardanti la materia del conflitto, al contrario di quanto è nell’intento del legislatore, annichilisce la figura professionale del mediatore stesso. Avere competenze specifiche in un determinato settore permette sicuramente di comprendere al meglio l’argomento trattato in quel particolare contenzioso, ma induce a credere che esso debba, o possa, effettuare delle valutazioni appropriate sull’argomento al pari di un C.T.U.: esattamente l’opposto di quello che è il ruolo del mediatore. Credo che questa iniziativa sia stata percepita dalle Istituzioni europee come un “mero palliativo” di rafforzare la professionalità del mediatore, anche perché qualunque conoscitore della materia (senza che sia un “purista” della mediazione) sa che in realtà il mediatore, che è in possesso di una adeguata cultura, è in grado di affrontare qualunque tipo di conflitto. Molto più importante per un mediatore professionista è essere in possesso di un’adeguata “consapevolezza del proprio ego” che si ottiene, come ha ricordato il Prof. Micael Tsur - docente nelle Università di Gerusalemme, di Hamline (The Dispute Resolution Institute, Minnesota) e di Columbia (N.Y.); collaboratore e ricercatore all’Università di Harvard (Cambridge, Massachusetts); direttore della Consensus (l’Agenzia internazionale di consulenza specializzata nel negoziato in casi di emergenza) - nella conferenza del 4 ottobre a Milano, solo con il raggiungimento di una certa età, indicando questa nei trent’anni.
__Al fine di delineare la “professione del mediatore” è meglio milioni di volte imporre un limite nell’età che richiedere competenze specifiche riguardanti la materia del contendere.
__Diamo la possibilità a chi vuole svolgere quest’attività a livello professionale di farlo; a questo scopo, concludendo, sono fondamentali tre condizioni ed è importante una quarta:
__la prima è redigere una circolare, meglio sarebbe un “Decreto ad hoc”, che delinei la “professione del mediatore”; come già detto sopra, per stilare un testo con queste finalità si può prendere spunto dal “codice deontologico europeo del mediatore”; __la seconda è che nel definire la “professione del mediatore” si rispetti la figura prevista dalla Commissione europea del “professionista autonomo”, un professionista che è tale perché svolge quest’attività, non precariamente ed occasionalmente ma, come “imprenditore”; in realtà è “relativamente” autonomo perché, in base alla nostra legislazione, è sottoposto comunque al controllo ed alla supervisione dell’Organismo di conciliazione;
__la terza condizione per rendere fattibile questa professione, è che sia possibile “indicare” (per non utilizzare il termine scegliere) eventualmente da parte di chi attiva il procedimento il mediatore stesso; ripeto, l’opzione che permetta d’indicare il mediatore è fondamentale per creare un professionista relativamente autonomo: senza un mercato non esiste una qualsivoglia attività;
__la quarta è rendere obbligatorio l’inserimento, sulle domande di attivazione di tutti gli organismi, dello spazio che preveda l’opzione al punto sopra di indicare eventualmente il mediatore: ciò è estremamente utile per evidenziare, legittimare e rafforzare questa figura professionale.
__Spero che quanto sopra possa essere risultare utile allo sviluppo della mediazione civile.
__Se condividete quanto sopra diffondete l’idea e, soprattutto, cercate di inoltrarla a livello governativo (Ministero della Giustizia), saluti,
Marco
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