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paolodegregorio

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italy
MessaggioInviato: Dom Nov 13, 11:35:20    Oggetto:  facciamo il punto
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- facciamo il punto -
di Paolo De Gregorio, 12 novembre 2011

Non è male ricordare che è l’economia il primo di tutti i poteri e, quando i riti bizantini della politica diventano un serio ostacolo alla soluzione dei problemi, ecco la zampata della Confindustria e delle banche che impongono il loro uomo, Mario Monti, quale primo ministro.

Il gesto significa commissariare tutta la politica berlusconide che ha negato e non governato la crisi esibendo un beota ottimismo di facciata, e occupando il tempo a impapocchiare leggi che avevano il solo scopo di evitare processi e galera al nostro indecente premier.
L’operazione è stata resa possibile anche perché la cosiddetta opposizione è divisa, non ha programmi né identità, e comunque si dovrebbe piegare agli ultimatum della Europa sul risanamento dei conti e sul rilancio dell’economia, obiettivi totalmente impossibili da realizzare per il peso enorme degli interessi da pagare ai detentori dei titoli del Tesoro.

In tutto il mondo globalizzato si assiste al fenomeno degli “indignados” che, per la prima volta, vede milioni di persone manifestare contro il sistema capitalista e finanziario che crea disuguaglianze inaccettabili, disoccupazione, precariato, assenza di futuro, speculazioni, guerre, distruzione ambientale.
L’Italia è dentro questa crisi e né Mario Monti, né l’attuale opposizione sono in grado di fare nulla perché è una crisi sistemica, si può solo rispondere con l’adozione di un altro sistema.

Uscire dalla trappola del debito che condanna la nostra economia alla stagnazione e alla recessione, dovrebbe essere la prima scelta strategica, dicendo alle banche tedesche e francesi, che detengono circa la metà del nostro debito, che tra il fallimento dell’Italia e quello delle banche speculatrici noi preferiamo il secondo.
Solo una presa di posizione del genere, accompagnata dal taglio drastico di tutte le spese militari e dei nostri interventi militari all’estero (cancellando il contratto con gli USA per l’acquisto di 130 cacciabombardieri), associata con l’eliminazione del Senato, delle province, con una seria politica contro l’evasione fiscale, possono rendere possibile l’ uscita dalla crisi.

Gradualmente si può uscire dalla stagnazione creando milioni di posti di lavoro nei settori nevralgici della energia con le rinnovabili e dell’agricoltura per rendere l’Italia indipendente energeticamente con le rinnovabili e alimentarmente (oggi l’Italia importa il 70% delle derrate alimentari e l’88% dell’energia).

Monti è la continuità della politica economica della globalizzazione e del sistema bancario internazionale e sancirebbe l’inutilità della politica tradizionale e la fine dell’indipendenza del nostro paese. Lo farebbe con risultati superiori a quelli di Berlusconi che si è dimostrato ignorante e incapace, ma anche lui prenderà gli ordini dalle banche e dall’asse franco-tedesco.

Nessun partito politico oggi in Italia sostiene la necessità di una fuoriuscita dal sistema globale. Solo i giovani accampati sotto le tende messe nelle piazze e nelle strade, al freddo, picchiati e schedati, ci costringono a pensare che il nostro sistema è da buttare e che tutto va cambiato in profondità.
Paolo De Gregorio
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MessaggioInviato: Dom Nov 13, 11:35:20    Oggetto: Adv






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Antonio Taccone
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MessaggioInviato: Dom Nov 13, 12:19:04    Oggetto:  Re: facciamo il punto
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paolodegregorio ha scritto:


Uscire dalla trappola del debito che condanna la nostra economia alla stagnazione e alla recessione, dovrebbe essere la prima scelta strategica, dicendo alle banche tedesche e francesi, che detengono circa la metà del nostro debito, che tra il fallimento dell’Italia e quello delle banche speculatrici noi preferiamo il secondo.
Solo una presa di posizione del genere, accompagnata dal taglio drastico di tutte le spese militari e dei nostri interventi militari all’estero (cancellando il contratto con gli USA per l’acquisto di 130 cacciabombardieri), associata con l’eliminazione del Senato, delle province, con una seria politica contro l’evasione fiscale, possono rendere possibile l’ uscita dalla crisi.
Gradualmente si può uscire dalla stagnazione creando milioni di posti di lavoro nei settori nevralgici della energia con le rinnovabili e dell’agricoltura per rendere l’Italia indipendente energeticamente con le rinnovabili e alimentarmente (oggi l’Italia importa il 70% delle derrate alimentari e l’88% dell’energia).
Monti è la continuità della politica economica della globalizzazione e del sistema bancario internazionale e sancirebbe l’inutilità della politica tradizionale e la fine dell’indipendenza del nostro paese. Lo farebbe con risultati superiori a quelli di Berlusconi che si è dimostrato ignorante e incapace, ma anche lui prenderà gli ordini dalle banche e dall’asse franco-tedesco.
Nessun partito politico oggi in Italia sostiene la necessità di una fuoriuscita dal sistema globale. Solo i giovani accampati sotto le tende messe nelle piazze e nelle strade, al freddo, picchiati e schedati, ci costringono a pensare che il nostro sistema è da buttare e che tutto va cambiato in profondità.
Paolo De Gregorio


Bentornato, era parecchio che non ti si sentiva! (Almeno nei thread che frequento io).

Ovviamente (per quel che può contare), sottoscrivo quasi tutto di quello che dici.
Monti, però, lo attenderei alla prova dei fatti. Non è compito suo modificare o rivoluzionare i modelli di sviluppo, perché i limiti del suo mandato sono tecnici e non politici: una terapia d'urto per tamponare o - si spera - risolvere i problemi nell'immediato (e che può benissimo includere la riduzione delle spese militari e l'avvio di una nuova politica energetica).
Quando dico che non ha un mandato "politico", mi riferisco ad un ripensamento globale del nostro futuro che abbia alla propria base una precisa ideologia "di rottura" (che comunque non è la sua); ma provvedimenti specifici nel campo della politica estera e dell'energia, penso potrà adottarli se sarà sostenuto - magari volta per volta "nel merito" - da una maggioranza di consensi. E per la terapia d'urto credo sia la persona più indicata fra tutte.

Ma poi ti dirò, all'economia (nonostante la tragica urgenza) penseremo domani e dopodomani: oggi voglio solo godermi l'aspetto "etico", il recupero di dignità, con una persona finalmente rispettabile che ci governa e che ci rappresenta nel mondo.

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MessaggioInviato: Dom Nov 20, 11:18:23    Oggetto:  
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caro antonio taccone,

ti ringrazio per il bentornato, ciao

paolo
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MessaggioInviato: Dom Nov 20, 11:19:19    Oggetto:  
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Montefano, cittadina delle Marche. 126 dipendenti della fabbrica BEST, specialista in cappe per cucine, di proprietà della multinazionale americana NORTEK, hanno trovato la loro fabbrica chiusa, dopo che nottetempo tutti i macchinari erano stati caricati con destinazione Polonia, nuova sede produttiva.
Ecco servito un altro regalo della globalizzazione che rende precario e incerto ogni rapporto di lavoro, condannando tutti gli schiavi salariati ad una vita insostenibile, senza certezze, senza futuro.

Eppure di fronte al vasto fenomeno della delocalizzazione di migliaia di strutture produttive italiane all’estero, all’unico scopo di avere manodopera meno costosa e meno tasse, nessuno sostiene che una importante fetta della crisi sistemica in cui siamo impantanati è quella di non aver governato questo fenomeno, che ci costa centinaia di migliaia di disoccupati ed un impoverimento di tutta la nazione.

Come si fa a non mettere in discussione la “globalizzazione”, produttiva e finanziaria, che sta impoverendo profondamente il nostro paese, avviandolo verso un declino e un commissariamento che annulla anche la democrazia?
Come si fa a parlare scioccamente di rilancio economico e di crescita se non si è capaci di vedere che il mondo globale ci sottrarrà altri segmenti di mercato in quei settori più avanzati che ancora resistono?

Noi non abbiamo multinazionali, non abbiamo una struttura di ricerca avanzata collegata a imprese, non abbiamo materie prime, non abbiamo una classe operaia a basso prezzo, i nostri cervelli emigrano, spendiamo 100 miliardi di euro l’anno per pagare gli interessi sul nostro debito (1.900 miliardi di euro), e la corsa nella globalizzazione l’abbiamo già perduta.
L’unica speranza possibile è quella di uscirne di corsa, tornando alla lira, ai dazi, al divieto di esportare capitali, e non pagare più gli interessi alle banche tedesche e francesi che possiedono circa il 50% dei nostri titoli del debito pubblico.

La verità vera è che ci sono solo due strade: o la logica globale dei banchieri e dei Marchionne, o la scelta di ristrutturare l’economia per soddisfare i consumi interni, per ottenere l’autosufficienza energetica (con le rinnovabili) e l’autosufficienza agricola-alimentare. Oggi importiamo il 70% del nostro fabbisogno per quanto riguarda gli alimenti e importiamo l’88% dei prodotti per produrre energia.
Milioni di posti di lavoro possono e devono essere creati in questi settori, finanziati da tagli alle spese militari, abolizione delle province, abolizione del Senato, fine del finanziamento pubblico dei partiti e dell’editoria, fine delle convenzioni del Ministero della Sanità con strutture private, abolizione dell’8 e del 5 per mille alle Chiese, abolizione dei contributi alle scuole cattoliche private, e via cantando.
Paolo De Gregorio
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Serpiko

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MessaggioInviato: Dom Nov 20, 15:21:10    Oggetto:  
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paolodegregorio ha scritto:
Montefano, cittadina delle Marche. 126 dipendenti della fabbrica BEST, specialista in cappe per cucine, di proprietà della multinazionale americana NORTEK, hanno trovato la loro fabbrica chiusa, dopo che nottetempo tutti i macchinari erano stati caricati con destinazione Polonia, nuova sede produttiva.

Eppure di fronte al vasto fenomeno della delocalizzazione di migliaia di strutture produttive italiane all’estero, all’unico scopo di avere manodopera meno costosa e meno tasse, nessuno sostiene che una importante fetta della crisi sistemica in cui siamo impantanati è quella di non aver governato questo fenomeno, che ci costa centinaia di migliaia di disoccupati ed un impoverimento di tutta la nazione.



La realta fabrianese/matellicese la conosco bene, sono stato assunto come operaio in una fabbrica a pochi km di distanza dalla Best da te citata (molti anni fa, fu il mio primo lavoro).
All'epoca (parlo del '95) non esisteva disoccupazione, oggi invece e' tutto cambiato e la Best non e' stata l'unica a trasfersisi in Polonia.
In Polonia poi, non basta aspettare? Di sicuro fra pochissimo tempo la manodopera italiana sara' piu' economica di quella polacca
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paolodegregorio

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italy
MessaggioInviato: Lun Nov 21, 16:40:48    Oggetto:  
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è questo l'auspicio di Marchionne per investire nella Fiat
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