MarcoTravaglio.it

Articoli e Libri - Barnard e noi

Valmor - Ven Mag 27, 20:19:27
Oggetto: Barnard e noi
Ho scritto questo lungo commento di risposta ad un breve articoletto di Giulietto Chiesa.

Non l'hanno pubblicato a Megachip, forse troppo noioso? Cq dato che negli anni passati abbiamo diverse volte parlato di lui, spero susciti qualche interesse.

L'ho scritto con passione: nel senso che è molto difficile fare critiche forti a chi si riconosce come personalità completamente scevra di opacità e compromessi, che mi ha molto influenzato; immagino sia desumibile la mia costernazione su come è andata a finire. Già perché Barnard è oramai finito, credo.

Questo è il breve commento di Chiesa che ha suscitato il mio interesse:
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PAOLO BARNARD E NOI

Ho seguito con interesse e attenzione il lavoro di Paolo Barnard, sia quando lavorava a Report sia dopo attraverso il suo sito. Ci ho messo anni per maturare un'opinione su dove lui sta andando e quanto siano credibili le sue denunce e posizioni. Avrei voluto molto dirgli tutto ciò personalmente ma non ne ho avuto l'occasione.

GIORNALISMO E INDIGNAZIONE
Barnard è un grande giornalista, in ogni senso, lo testimoniano le molte inchieste ed il libro Perché ci odiano, oltre alle ricerche di cui ci rende partecipi sul suo sito. Ma quando esce dall'analisi e si volge a influire sulla realtà purtroppo perde rigore, logicità e metodo. E' da molto che desidero incontrarlo per dirgli, di tutto cuore: "Paolo, sei un giornalista straordinario ma ogni volta che scrivi/dici qualcosa in merito a strategia fai solo cazzate". Non è carino scriverlo ma penso di essermi sufficientemente affaticato sui suoi scritti per avere la legittimità per farlo. E adesso mi sa che non avrò più occasione di farlo.
Nelle sue inchieste si è occupato di globalizzazione neoliberista, di Palestina, di terrorismo; si è impegnato con generosità e coraggio in questi temi che ci stanno a cuore ma è diventato progressivamente più scettico verso l'orientamento dei movimenti nel decennio scorso. Fino a ritagliarsi il ruolo di profeta inascoltato, "voce che grida nel deserto", nell'isolamento sempre più forte. Lo scopo dello scritto seguente è di separare la validità delle sue critiche dalla sua evidente incapacità di dare un contributo costruttivo. Avverto il rischio che molti buttino nel cestino tutto il suo lavoro, e mi sembrerebbe uno spreco veramente da evitare.

LA CASTA ANTI-CASTA
A metà di questo decennio Barnard abbandona i movimenti, non solo nelle loro espressioni più criticabili, ma in toto. I suoi scritti sono disseminati di toni sprezzanti e financo offensivi nei confronti di molti esponenti dei movimenti, da Gino Strada a Sabina Guzzanti. Le motivazioni sono che i movimenti non hanno raggiunto risultati oggettivi e apprezzabili. Si veda qui
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. Lo stesso titola il pezzo come "sfogo". Bene, uno sfogo può essere benefico e terapeutico ma non deve pretendere di essere un'analisi seria e ragionata. Ma poi, siamo seri: lasciare i movimenti di Porto alegre perché nel giro di 5-6 anni (il promo Forum Sociale Mondiale è del 2001, questo scritto della metà del decennio) il numero di poveri non è calato in maniera significativa? Ma chi aveva fatto promesse così demiurgiche? Chi si aspettava un mondo migliore già fatto dopo pochi anni?
Questo è solo un esempio di come Barnard nel criticare i risultati delle mobilitazioni non prenda minimamente in considerazione elementi di concause ulteriori, distribuendo bacchettate sulla base di traballanti inferenze che non hanno né capo né coda. Se un processo o movimento è difettoso o criticabile, ciò non vuol dire che si possa fare ogni critica. Il senso di una critica dovrebbe essere - io credo - cogliere aspetti specifici e circoscritti mostrandone la nocività o disfunzione. Questo modo di ragionare, invece, investe le realtà nel loro complesso delegittimandole completamente. La soluzione sarebbe che le star/leader diventino semplice fonti di informazione, ma è una falsa alternativa che sposta il problema: senza una leadership che usa le informazioni e prende delle decisioni, come uscire dal novero delle 10-12 persone?
Il problema viene visto come la prevalenza di guru che nutrono il proprio successo e la propria visibilità, una casta anticasta che ci ammorba succhiandoci la vitalità decisionale e coscienziale. Ma quali son i leader da condannare? Pare... tutti.

LA STRATEGIA E LA LEGGE DEI GRANDI NUMERI
In breve Barnard critica tutti i processi esistenti di cui parla vedendoli viziati da tendenza a dare tutta l'autorità ai leader e sfogandosi on-line senza scopi concreti (se non che il movimento per l'acqua bene comune non è minimamente considerato, per esempio). Qui ci sono molte ragioni, è inutile dirlo. Ma gettare il bambino con l'acqua sporca è inaccettabile. Certamente i leader dei movimenti italiani non sono perfetti - e la stessa nozione di leader è profondamente problematica - ma per organizzare un atto collettivo è necessario avere un certo livello (opportunamente riducivile ma con modalità molto ben studiate) di delega. Altrimenti ci si condanna all'impotenza. Barnard ed altri moralisti - adesso ce ne sono tanti anche sinistra - attribuiscono a vizi privati (attitudine a liberismo, alla corruzione, al carrierismo, e simili) le storture derivanti anche dalla "legge dei grandi numeri": più le cose coinvolgono un gran numero di persone più c'è il rischio di verticalismo. I nonviolenti conoscono bene questo rischio e gli antidoti. Per evitarlo la prima cosa è non attribuirlo solo agli orientamenti individuali dei vertici; no, è la struttura che porta verso una determinata direzione. Altrimenti il ricambio degli stessi in una struttura invariata non può che dar luogo a delusioni e pessimismi senza risolvere niente. Barnard individua bene i sintomi del "male" ma sbaglia nella cura. E una cura sbagliata a volte rafforza la malattia. Abolire i sindacati a favore della protesta individuale ha senso? Direi di no. Democratizzarli si. Ma se si seguisse il suo consiglio in molti ambiti di lavoro credo le conseguenze sarebbero molto negative. Penso che questa intransigenza di voler demolire tutto si scontri con il dover costruire una casa dritta con rami storti, cioè con persone come noi, fallibili e piene di difetti. Se non le si vuole accettare che si fa?
Ripartire dall'autonomia critica individuale è giustissimo. Barnard lo dice a più riprese, ma con una curvatura discorsiva profondamente pericolosa e autoritaria che a me non piace.

GIUSTIZIALISMO, AUTONOMIA CRITICA E FANATISMO
Se il movimento di Porto Alegre, antiglobalizzazione, cade sotto gli strali di Barnard, un trattamento ancora peggiore viene riservato a quel movimento incentrato sull'asse Grillo - Annozero - Di Pietro, che più si rivolge alle questioni della giustizia e dell'informazione. Popolo Viola a grillini per esempio sono considerati quasi come una massa di decerebrati che si fanno influenzare e manipolare. Il rilievo è che occuparsi di questioni simili occulta la realtà del dominio neoliberista, e denuncia la faziosa dei giustizialisti che a suo dire colpiscono Berlusconi per evitare di mettere in luce altre magagne. La polemica con Travaglio è oramai famosa. Ma l'argomento più forte è lo stesso: la poderosa industria dell'indignazione in 10 anni non ha migliorato la situazione, quindi bisogna cambiare rotta. Ma come?
La medicina è una maggiore ragione critica: recuperare la centralità delle persone comuni, che non dovrebbero pendere più dalle labbra del leader di turno: non dare direttive prefabbricate alla base ma gli strumenti per elaborare da sé. Un discorso giustissimo e nobile. Ma rimane la questione di cosa si debba fare con questa recuperata (ma siamo proprio sicuri che non ci sai proprio? mah!) a livello collettivo più vasto.
Ma forse è più interessante in definitiva il chiedersi: perché un grillino (per esempio) dovrebbe mollare Grillo come riferimento generale, come dimensione aggiuntiva a quello che fa nel suo piccolo?Nei suoi scritti Barnard offre una movivazione vividamente semplice: perché lui stesso offre una impostazione più valida. La verità che a livello emotivo emerge è: Grillo è un cazzaro, seguite me. Questo va totalmente contro tutto quanto Barnard predica a livello concettuale ma per sincerarsene domandiamci: lui stima qualcuno? Offre apprezzamenti a realtà sociali, politiche, sindacali, di base? Non ho trovato niente del genere, mai (almeno per l'Italia). Coloro che dicono che è invidioso di Travaglio perché è un giornalista più ricco e di successo possono errare nel descrivere l'intenzionalità cosciente ma azzeccano il messaggio che passa a livello simbolico. Non per niente Barnard si spende in una considerevole mole di lavoro per parlar male di movimenti, sindacati, realtà di base (centri sociale, notav: leggere per credere) ma di Cicchitto, Berlusconi, ecc. non scrive. Dà l'impressione di essere in rapporto di competizione di leadership.
Da qui l'insuccesso totale nel tentativo di far cambiare rotta alla società civile. Una contraddizione lampante: da un lato l'attivista si deve riscattare dalla mancanza di autonomia coscienziale che lo getta in bocca al guru di turno; dall'altro Barnard non concede che esista altra verità che la sua, implicitamente (e anche esplicitamente) dando dell'idiota a chi si affida ad analisi dissenzienti dalle sue. La libertà è anche quella di potersi affidare a un guru; può non piacere ma è così. L'autonomia coscienziale è un punto di arrivo, il disprezzo appena coperto non è un buon metodo. Senza contare che la delusione per una figura carismatica può mutarsi in cinismo e scetticismo verso ogni tipo di idealità emancipativa.
Anche qui, volendo è possibile raccogliere quello che c'è di valido in questa critica: abbiamo problemi di leadership evidenti, e bisogno di metodi in grado di dare maggiore voce alla base per fare un salto di qualità verso un maggior protagonismo della società civile. Chi scrive contribuì a organizzare la Rete Semprecontrolaguerra fra 2007-2008 con metodologie tipicamente nonviolente per la pariteticità di tutti, i dare la parola a tutti, arrivare a decisioni condivise - nel senso di accettate anche con titubanze - dalla minoranza. Un esempio di questo è rinvenibile negli scritti di Roberto Tecchio, educatore nonviolento, si veda qui:
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La causa dell'impostazione di Barnard mi pare chiara. Una costante del suo discorso è il circoscrivere una causa ben determinata per i mali della società, per darle TUTTA la colpa. Ho letto il suo scritto Il più grande crimine
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. Non pretendo di averlo capito del tutto, ma in soldoni tutti i problemi economici vengono attribuiti alla perdita della moneta sovrana, tanto da dire che la mafia e la corruzione siano molto meno - e qui vorrei proprio capire meglio la metodologia di calcolo che sforna la cifra di 457 miliardi in due anni, riducendo invece il costo delle mafie a 91. Siamo un po' come coi vecchi marxisti: il problema vero c'è a livello economico, e chi si occupa di altro è quasi un perditempo (ambiente? consorterie come massoneria e CL? raccomandazioni? corruzione?) di fronte a tale Causa Principe. O è un ignorante, o un complice che distrae i cittadini dal pericolo vero. Vedo in ciò una pesante inclinazione al fanatismo, cioè ad affermare la propria verità, a presentarla come l'unica possibile. Giulietto Chiesa in questo ha ragione da vendere, ed io aggiungerei: a suo tempo ci furono i social forum proprio per uscire dalla propria singolarità, per evitare che gli ambientalisti avversino i sindacalisti come malati di sviluppismo e gli operaisti considerino le femministe manifestazioni di individualismo borghese, per esempio, capire che ognuno dalla propria posizione può fare fronte comune con altri aprendosi verso l'alterità e il pluralismo delle lotte.
Io dubito che la perdita della moneta sovrana sia un elemento così esclusivo; peraltro avendo nei movimenti giuristi, economisti ecc. forse ne avremmo sentito parlare di già, no? Ho imparato a diffidare delle verità oracolari, calate dall'alto .Azzardo che si tratti di una concausa forte, ma va osservato che per esempio tutti i paesi anglosassoni hanno la moneta sovrana (USA, GB, Australia, Canada) e non mi sembra che la differenza con eurolandia sia tanto netta. Peraltro chi vive in paesi con Olanda, Francia, Germania (sempre privi della moneta sovrana) ci segnala a volte caratteri di vivibilità che in Italia ci sognamo...
Senza contare che insistere come fa Barnard sull'impoveritento determinato dalle oscure manovre sul piano finanziario salta a piè pari la critica del PIL come indicatore di ricchezza e rimane imprigionato in una impostazione economicista, per quanto libera contro i maneggi del potere sul piano finanziario di cui si parla.


LA CASTA O LA SOCIETA'?
E' un fatto che la critica anti-casta ha avuto un gran successo; ricordo che Barnard disse ai tempi del G-8 del 2001 che lo sloagan "Voi G8 noi 6 miliardi" era errato perché si concentrava sulle elites trascurando gli stili individuali, anche di noi attivisti dell'alternativa. In effetti il tratto tipico del populismo è la condanna delle elites vizione e corrotte di contro ad un popolo puro, di cui una figura carismatica si fa facilmente interprete. Il pensiero corre immediatamente a Grillo (ma si potrebbe anche tirare in ballo Bossi, Berlusconi e molti altri) e alle possibili ricadute autoritariste di una reazione di pancia contro le elites.
Rafforando tale critica della critica Barnard arriva a considerare le elites come espressione della base sociale sottostante. Se va accolto con favore il monito a non limitare tutto alle azioni di Berlusconi, Bersani o ai vertici economici-finanziari dimenticandosi che il potere del consumismo ci attraversa quando mangiamo o compriamo un cellulare, mi pare criticabile l'opposto; se le ingiustizie e gli squilibri derivano dall'essenza bacata della società che li produce, allora nessuna lotta è possibile, l'azione regredisce al piano prepolitico di educazione. In questo senso lo scritto di Barnard su Megachip pubblicato qualche anno fa era molto interessante ma unilaterale, e tutta da sottoscrivere è la severa replica che Giulietto gli fece a suo tempo. Fra l'altro lo stesso Barnard ha scritto articoli, libri, lo studio sul Più grande crimine, insomma ha fatto uno sforzo per informare, più o meno come tutti i protagonisti che critica.
L'elite è espressione della società ma a suo volta la influenza e la determina. Il rapporto può essere definito dialettico, insomma.
Senza contare che l'adozione di nuovi stili di vita - anche rispetto al mutamento climatico, tema che Barnard non considera - è tema già navigato... pensiamo ai Bilanci di giustizia, alla filiera corta, alle campagne di sensibilizzazione sui consumi in vista dell'impatto sociale e ambientale, ai GAS... alla Guida al consumo critico di Gesualdi del 1996... Non è tanto poco sensato gabellare la cosa come novità quanto pretendere che questo orizzonte sostituisca completamente l'azione politica collettiva, non vedo perché non debbano sussistere entrambe.


LA FINE?
Questa serie di rilievi non sono intesi a demolire l'opera di Barnard, di cui conservo grande stima, quanto a indicare come le sue intuizioni non possono essere inserite in nessuna strategia vera e propria in base ai suoi presupposti. Quel che mi colpisce di più è il suo tono. Anche i nonviolenti conoscono il tema dell'empowerment: riconoscere la propria potenzialità, esprimerla, non lasciarsi consurre come percore dai leader. La differenza è che per quelli è una condizione fondamentalmente gioiosa, liberante, passa attraverso le relazioni emotive e il cuore, il rapporto pacificato con gli altri. Il tono di Barnard è da obitorio: triste, deprimente, lagnoso, negativo, disperato. Basta leggere questo (sul Trattato di Lisbona):

E così, mentre tutti guardano da quella parte, da quell’altra accade il nostro destino, ma non c’è nessuno a osservare. Accade per esempio il Trattato di Lisbona, il quale, come tutte le cose che ridisegnano la Storia, che decidono della nostra esistenza, che consegnano a poteri immensi immense fette del nostro futuro, non è al centro di nulla, passa nel silenzio, non trova prime pagine o clamori di alcun tipo, nel Sistema come nell’Antisistema.
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Per non arrivare al peggio:

Il cancro dell’Italia siete pre-ci-sa-men-te voi, cagasotto inutili lettori di questa rete patetica. Berlusconi, la Mafia, D’Alema, Wall Street, Israele meritano almeno il rispetto di chi ci mette il corpo e la faccia. Ogni tanto gli sparano, o vanno in galera, almeno quello. Voi? Canne, birre, il pc, facebook, e tutti alla prossima festa di Grillo. Oppure a scrivere a Paolo Barnard quanto vi sono utile...
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Il rifiuto di ogni alleanza e costruzione collettiva perché ogni leadership è stabilmente segnata da verticismo e altri difetti porta inevitabilmente alla solitudine e all'isolamento. Sono profondamente costernato dal fatto che Paolo Barnard abbia seguito questa via di cui manifesta tutto il disagio psicologico, di certo il suo carattere non pare averlo aiutato e credo che un'alternativa costruttiva anche per lui esistesse. Probabilmente anche le grane legali lo spingono sempre più verso la disperazione. Scrive infine:

SITO CHIUSO.

RIMANE ONLINE PER CONSULTAZIONE.

NON RISPONDO A EMAIL DEI LETTORI.

NON ACCETTO INVITI A SERATE.

PER QUESTO PAESE HO SACRIFICATO UNA CARRIERA CHE ERA ARRIVATA IN ALTO, TUTTO IL MIO REDDITO, E HO SUBITO PENE CHE NEPPURE IMMAGINATE. PER NULLA. LE SCONFITTE ESISTONO. VANNO ACCETTATE.

PAOLO BARNARD

28 APRILE 2011
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Spero che realtà come Alternativa facciano tesoro del suo lavoro utilizzando metodi e modalità che evitino di riprodurre le sue derive, in particolare quel suo carattere che si è rafforzato fino ad ora: la mancanza di speranza, di ironia e di gioia. Se vogliamo incidere sulla realtà ne abbiamo bisogno, le persone disperate non hanno la capacità di influire su nulla, a partire da se stesse.
dadas88 - Lun Giu 20, 19:19:02
Oggetto:
Valmor ha scritto:
Ho scritto questo lungo commento di risposta ad un breve articoletto di Giulietto Chiesa.

Non l'hanno pubblicato a Megachip, forse troppo noioso? Cq dato che negli anni passati abbiamo diverse volte parlato di lui, spero susciti qualche interesse.

L'ho scritto con passione: nel senso che è molto difficile fare critiche forti a chi si riconosce come personalità completamente scevra di opacità e compromessi, che mi ha molto influenzato; immagino sia desumibile la mia costernazione su come è andata a finire. Già perché Barnard è oramai finito, credo.

Questo è il breve commento di Chiesa che ha suscitato il mio interesse:
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PAOLO BARNARD E NOI

Ho seguito con interesse e attenzione il lavoro di Paolo Barnard, sia quando lavorava a Report sia dopo attraverso il suo sito. Ci ho messo anni per maturare un'opinione su dove lui sta andando e quanto siano credibili le sue denunce e posizioni. Avrei voluto molto dirgli tutto ciò personalmente ma non ne ho avuto l'occasione.

GIORNALISMO E INDIGNAZIONE
Barnard è un grande giornalista, in ogni senso, lo testimoniano le molte inchieste ed il libro Perché ci odiano, oltre alle ricerche di cui ci rende partecipi sul suo sito. Ma quando esce dall'analisi e si volge a influire sulla realtà purtroppo perde rigore, logicità e metodo. E' da molto che desidero incontrarlo per dirgli, di tutto cuore: "Paolo, sei un giornalista straordinario ma ogni volta che scrivi/dici qualcosa in merito a strategia fai solo cazzate". Non è carino scriverlo ma penso di essermi sufficientemente affaticato sui suoi scritti per avere la legittimità per farlo. E adesso mi sa che non avrò più occasione di farlo.
Nelle sue inchieste si è occupato di globalizzazione neoliberista, di Palestina, di terrorismo; si è impegnato con generosità e coraggio in questi temi che ci stanno a cuore ma è diventato progressivamente più scettico verso l'orientamento dei movimenti nel decennio scorso. Fino a ritagliarsi il ruolo di profeta inascoltato, "voce che grida nel deserto", nell'isolamento sempre più forte. Lo scopo dello scritto seguente è di separare la validità delle sue critiche dalla sua evidente incapacità di dare un contributo costruttivo. Avverto il rischio che molti buttino nel cestino tutto il suo lavoro, e mi sembrerebbe uno spreco veramente da evitare.

LA CASTA ANTI-CASTA
A metà di questo decennio Barnard abbandona i movimenti, non solo nelle loro espressioni più criticabili, ma in toto. I suoi scritti sono disseminati di toni sprezzanti e financo offensivi nei confronti di molti esponenti dei movimenti, da Gino Strada a Sabina Guzzanti. Le motivazioni sono che i movimenti non hanno raggiunto risultati oggettivi e apprezzabili. Si veda qui
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. Lo stesso titola il pezzo come "sfogo". Bene, uno sfogo può essere benefico e terapeutico ma non deve pretendere di essere un'analisi seria e ragionata. Ma poi, siamo seri: lasciare i movimenti di Porto alegre perché nel giro di 5-6 anni (il promo Forum Sociale Mondiale è del 2001, questo scritto della metà del decennio) il numero di poveri non è calato in maniera significativa? Ma chi aveva fatto promesse così demiurgiche? Chi si aspettava un mondo migliore già fatto dopo pochi anni?
Questo è solo un esempio di come Barnard nel criticare i risultati delle mobilitazioni non prenda minimamente in considerazione elementi di concause ulteriori, distribuendo bacchettate sulla base di traballanti inferenze che non hanno né capo né coda. Se un processo o movimento è difettoso o criticabile, ciò non vuol dire che si possa fare ogni critica. Il senso di una critica dovrebbe essere - io credo - cogliere aspetti specifici e circoscritti mostrandone la nocività o disfunzione. Questo modo di ragionare, invece, investe le realtà nel loro complesso delegittimandole completamente. La soluzione sarebbe che le star/leader diventino semplice fonti di informazione, ma è una falsa alternativa che sposta il problema: senza una leadership che usa le informazioni e prende delle decisioni, come uscire dal novero delle 10-12 persone?
Il problema viene visto come la prevalenza di guru che nutrono il proprio successo e la propria visibilità, una casta anticasta che ci ammorba succhiandoci la vitalità decisionale e coscienziale. Ma quali son i leader da condannare? Pare... tutti.

LA STRATEGIA E LA LEGGE DEI GRANDI NUMERI
In breve Barnard critica tutti i processi esistenti di cui parla vedendoli viziati da tendenza a dare tutta l'autorità ai leader e sfogandosi on-line senza scopi concreti (se non che il movimento per l'acqua bene comune non è minimamente considerato, per esempio). Qui ci sono molte ragioni, è inutile dirlo. Ma gettare il bambino con l'acqua sporca è inaccettabile. Certamente i leader dei movimenti italiani non sono perfetti - e la stessa nozione di leader è profondamente problematica - ma per organizzare un atto collettivo è necessario avere un certo livello (opportunamente riducivile ma con modalità molto ben studiate) di delega. Altrimenti ci si condanna all'impotenza. Barnard ed altri moralisti - adesso ce ne sono tanti anche sinistra - attribuiscono a vizi privati (attitudine a liberismo, alla corruzione, al carrierismo, e simili) le storture derivanti anche dalla "legge dei grandi numeri": più le cose coinvolgono un gran numero di persone più c'è il rischio di verticalismo. I nonviolenti conoscono bene questo rischio e gli antidoti. Per evitarlo la prima cosa è non attribuirlo solo agli orientamenti individuali dei vertici; no, è la struttura che porta verso una determinata direzione. Altrimenti il ricambio degli stessi in una struttura invariata non può che dar luogo a delusioni e pessimismi senza risolvere niente. Barnard individua bene i sintomi del "male" ma sbaglia nella cura. E una cura sbagliata a volte rafforza la malattia. Abolire i sindacati a favore della protesta individuale ha senso? Direi di no. Democratizzarli si. Ma se si seguisse il suo consiglio in molti ambiti di lavoro credo le conseguenze sarebbero molto negative. Penso che questa intransigenza di voler demolire tutto si scontri con il dover costruire una casa dritta con rami storti, cioè con persone come noi, fallibili e piene di difetti. Se non le si vuole accettare che si fa?
Ripartire dall'autonomia critica individuale è giustissimo. Barnard lo dice a più riprese, ma con una curvatura discorsiva profondamente pericolosa e autoritaria che a me non piace.

GIUSTIZIALISMO, AUTONOMIA CRITICA E FANATISMO
Se il movimento di Porto Alegre, antiglobalizzazione, cade sotto gli strali di Barnard, un trattamento ancora peggiore viene riservato a quel movimento incentrato sull'asse Grillo - Annozero - Di Pietro, che più si rivolge alle questioni della giustizia e dell'informazione. Popolo Viola a grillini per esempio sono considerati quasi come una massa di decerebrati che si fanno influenzare e manipolare. Il rilievo è che occuparsi di questioni simili occulta la realtà del dominio neoliberista, e denuncia la faziosa dei giustizialisti che a suo dire colpiscono Berlusconi per evitare di mettere in luce altre magagne. La polemica con Travaglio è oramai famosa. Ma l'argomento più forte è lo stesso: la poderosa industria dell'indignazione in 10 anni non ha migliorato la situazione, quindi bisogna cambiare rotta. Ma come?
La medicina è una maggiore ragione critica: recuperare la centralità delle persone comuni, che non dovrebbero pendere più dalle labbra del leader di turno: non dare direttive prefabbricate alla base ma gli strumenti per elaborare da sé. Un discorso giustissimo e nobile. Ma rimane la questione di cosa si debba fare con questa recuperata (ma siamo proprio sicuri che non ci sai proprio? mah!) a livello collettivo più vasto.
Ma forse è più interessante in definitiva il chiedersi: perché un grillino (per esempio) dovrebbe mollare Grillo come riferimento generale, come dimensione aggiuntiva a quello che fa nel suo piccolo?Nei suoi scritti Barnard offre una movivazione vividamente semplice: perché lui stesso offre una impostazione più valida. La verità che a livello emotivo emerge è: Grillo è un cazzaro, seguite me. Questo va totalmente contro tutto quanto Barnard predica a livello concettuale ma per sincerarsene domandiamci: lui stima qualcuno? Offre apprezzamenti a realtà sociali, politiche, sindacali, di base? Non ho trovato niente del genere, mai (almeno per l'Italia). Coloro che dicono che è invidioso di Travaglio perché è un giornalista più ricco e di successo possono errare nel descrivere l'intenzionalità cosciente ma azzeccano il messaggio che passa a livello simbolico. Non per niente Barnard si spende in una considerevole mole di lavoro per parlar male di movimenti, sindacati, realtà di base (centri sociale, notav: leggere per credere) ma di Cicchitto, Berlusconi, ecc. non scrive. Dà l'impressione di essere in rapporto di competizione di leadership.
Da qui l'insuccesso totale nel tentativo di far cambiare rotta alla società civile. Una contraddizione lampante: da un lato l'attivista si deve riscattare dalla mancanza di autonomia coscienziale che lo getta in bocca al guru di turno; dall'altro Barnard non concede che esista altra verità che la sua, implicitamente (e anche esplicitamente) dando dell'idiota a chi si affida ad analisi dissenzienti dalle sue. La libertà è anche quella di potersi affidare a un guru; può non piacere ma è così. L'autonomia coscienziale è un punto di arrivo, il disprezzo appena coperto non è un buon metodo. Senza contare che la delusione per una figura carismatica può mutarsi in cinismo e scetticismo verso ogni tipo di idealità emancipativa.
Anche qui, volendo è possibile raccogliere quello che c'è di valido in questa critica: abbiamo problemi di leadership evidenti, e bisogno di metodi in grado di dare maggiore voce alla base per fare un salto di qualità verso un maggior protagonismo della società civile. Chi scrive contribuì a organizzare la Rete Semprecontrolaguerra fra 2007-2008 con metodologie tipicamente nonviolente per la pariteticità di tutti, i dare la parola a tutti, arrivare a decisioni condivise - nel senso di accettate anche con titubanze - dalla minoranza. Un esempio di questo è rinvenibile negli scritti di Roberto Tecchio, educatore nonviolento, si veda qui:
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La causa dell'impostazione di Barnard mi pare chiara. Una costante del suo discorso è il circoscrivere una causa ben determinata per i mali della società, per darle TUTTA la colpa. Ho letto il suo scritto Il più grande crimine
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. Non pretendo di averlo capito del tutto, ma in soldoni tutti i problemi economici vengono attribuiti alla perdita della moneta sovrana, tanto da dire che la mafia e la corruzione siano molto meno - e qui vorrei proprio capire meglio la metodologia di calcolo che sforna la cifra di 457 miliardi in due anni, riducendo invece il costo delle mafie a 91. Siamo un po' come coi vecchi marxisti: il problema vero c'è a livello economico, e chi si occupa di altro è quasi un perditempo (ambiente? consorterie come massoneria e CL? raccomandazioni? corruzione?) di fronte a tale Causa Principe. O è un ignorante, o un complice che distrae i cittadini dal pericolo vero. Vedo in ciò una pesante inclinazione al fanatismo, cioè ad affermare la propria verità, a presentarla come l'unica possibile. Giulietto Chiesa in questo ha ragione da vendere, ed io aggiungerei: a suo tempo ci furono i social forum proprio per uscire dalla propria singolarità, per evitare che gli ambientalisti avversino i sindacalisti come malati di sviluppismo e gli operaisti considerino le femministe manifestazioni di individualismo borghese, per esempio, capire che ognuno dalla propria posizione può fare fronte comune con altri aprendosi verso l'alterità e il pluralismo delle lotte.
Io dubito che la perdita della moneta sovrana sia un elemento così esclusivo; peraltro avendo nei movimenti giuristi, economisti ecc. forse ne avremmo sentito parlare di già, no? Ho imparato a diffidare delle verità oracolari, calate dall'alto .Azzardo che si tratti di una concausa forte, ma va osservato che per esempio tutti i paesi anglosassoni hanno la moneta sovrana (USA, GB, Australia, Canada) e non mi sembra che la differenza con eurolandia sia tanto netta. Peraltro chi vive in paesi con Olanda, Francia, Germania (sempre privi della moneta sovrana) ci segnala a volte caratteri di vivibilità che in Italia ci sognamo...
Senza contare che insistere come fa Barnard sull'impoveritento determinato dalle oscure manovre sul piano finanziario salta a piè pari la critica del PIL come indicatore di ricchezza e rimane imprigionato in una impostazione economicista, per quanto libera contro i maneggi del potere sul piano finanziario di cui si parla.


LA CASTA O LA SOCIETA'?
E' un fatto che la critica anti-casta ha avuto un gran successo; ricordo che Barnard disse ai tempi del G-8 del 2001 che lo sloagan "Voi G8 noi 6 miliardi" era errato perché si concentrava sulle elites trascurando gli stili individuali, anche di noi attivisti dell'alternativa. In effetti il tratto tipico del populismo è la condanna delle elites vizione e corrotte di contro ad un popolo puro, di cui una figura carismatica si fa facilmente interprete. Il pensiero corre immediatamente a Grillo (ma si potrebbe anche tirare in ballo Bossi, Berlusconi e molti altri) e alle possibili ricadute autoritariste di una reazione di pancia contro le elites.
Rafforando tale critica della critica Barnard arriva a considerare le elites come espressione della base sociale sottostante. Se va accolto con favore il monito a non limitare tutto alle azioni di Berlusconi, Bersani o ai vertici economici-finanziari dimenticandosi che il potere del consumismo ci attraversa quando mangiamo o compriamo un cellulare, mi pare criticabile l'opposto; se le ingiustizie e gli squilibri derivano dall'essenza bacata della società che li produce, allora nessuna lotta è possibile, l'azione regredisce al piano prepolitico di educazione. In questo senso lo scritto di Barnard su Megachip pubblicato qualche anno fa era molto interessante ma unilaterale, e tutta da sottoscrivere è la severa replica che Giulietto gli fece a suo tempo. Fra l'altro lo stesso Barnard ha scritto articoli, libri, lo studio sul Più grande crimine, insomma ha fatto uno sforzo per informare, più o meno come tutti i protagonisti che critica.
L'elite è espressione della società ma a suo volta la influenza e la determina. Il rapporto può essere definito dialettico, insomma.
Senza contare che l'adozione di nuovi stili di vita - anche rispetto al mutamento climatico, tema che Barnard non considera - è tema già navigato... pensiamo ai Bilanci di giustizia, alla filiera corta, alle campagne di sensibilizzazione sui consumi in vista dell'impatto sociale e ambientale, ai GAS... alla Guida al consumo critico di Gesualdi del 1996... Non è tanto poco sensato gabellare la cosa come novità quanto pretendere che questo orizzonte sostituisca completamente l'azione politica collettiva, non vedo perché non debbano sussistere entrambe.


LA FINE?
Questa serie di rilievi non sono intesi a demolire l'opera di Barnard, di cui conservo grande stima, quanto a indicare come le sue intuizioni non possono essere inserite in nessuna strategia vera e propria in base ai suoi presupposti. Quel che mi colpisce di più è il suo tono. Anche i nonviolenti conoscono il tema dell'empowerment: riconoscere la propria potenzialità, esprimerla, non lasciarsi consurre come percore dai leader. La differenza è che per quelli è una condizione fondamentalmente gioiosa, liberante, passa attraverso le relazioni emotive e il cuore, il rapporto pacificato con gli altri. Il tono di Barnard è da obitorio: triste, deprimente, lagnoso, negativo, disperato. Basta leggere questo (sul Trattato di Lisbona):

E così, mentre tutti guardano da quella parte, da quell’altra accade il nostro destino, ma non c’è nessuno a osservare. Accade per esempio il Trattato di Lisbona, il quale, come tutte le cose che ridisegnano la Storia, che decidono della nostra esistenza, che consegnano a poteri immensi immense fette del nostro futuro, non è al centro di nulla, passa nel silenzio, non trova prime pagine o clamori di alcun tipo, nel Sistema come nell’Antisistema.
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Per non arrivare al peggio:

Il cancro dell’Italia siete pre-ci-sa-men-te voi, cagasotto inutili lettori di questa rete patetica. Berlusconi, la Mafia, D’Alema, Wall Street, Israele meritano almeno il rispetto di chi ci mette il corpo e la faccia. Ogni tanto gli sparano, o vanno in galera, almeno quello. Voi? Canne, birre, il pc, facebook, e tutti alla prossima festa di Grillo. Oppure a scrivere a Paolo Barnard quanto vi sono utile...
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Il rifiuto di ogni alleanza e costruzione collettiva perché ogni leadership è stabilmente segnata da verticismo e altri difetti porta inevitabilmente alla solitudine e all'isolamento. Sono profondamente costernato dal fatto che Paolo Barnard abbia seguito questa via di cui manifesta tutto il disagio psicologico, di certo il suo carattere non pare averlo aiutato e credo che un'alternativa costruttiva anche per lui esistesse. Probabilmente anche le grane legali lo spingono sempre più verso la disperazione. Scrive infine:

SITO CHIUSO.

RIMANE ONLINE PER CONSULTAZIONE.

NON RISPONDO A EMAIL DEI LETTORI.

NON ACCETTO INVITI A SERATE.

PER QUESTO PAESE HO SACRIFICATO UNA CARRIERA CHE ERA ARRIVATA IN ALTO, TUTTO IL MIO REDDITO, E HO SUBITO PENE CHE NEPPURE IMMAGINATE. PER NULLA. LE SCONFITTE ESISTONO. VANNO ACCETTATE.

PAOLO BARNARD

28 APRILE 2011
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Spero che realtà come Alternativa facciano tesoro del suo lavoro utilizzando metodi e modalità che evitino di riprodurre le sue derive, in particolare quel suo carattere che si è rafforzato fino ad ora: la mancanza di speranza, di ironia e di gioia. Se vogliamo incidere sulla realtà ne abbiamo bisogno, le persone disperate non hanno la capacità di influire su nulla, a partire da se stesse.
Peccato, avendo ricevuto questo post tramite google alert credevo fosse di Marco T ... (senza nulla togliere a Valmor).
Valmor - Mar Giu 21, 00:55:08
Oggetto:
Temo che fra i due ci sia una incomunicabilità inscalfibile; troppo pieno di sé l'uno per raccogliere critiche al limite dell'insulto, troppo fanaticamente attaccato l'altro alla propria impostazione per concedere qualciasi cosa all'altro... un po' come diderot e rousseau...
dadas88 - Mar Giu 21, 01:14:08
Oggetto:
Ahimè credo anch'io... anche per questo dico "purtroppo" Smile

Ad ogni modo alcune considerazioni che fai mi sembrano condivisibili, altre meno..
Più o meno sulla stessa lunghezza d'onda credo che si collochino due miei interventi, tra cui una lettera aperta a Barnard.

Te li linko nel caso fossi curioso:

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Ciao
Valmor - Mar Giu 21, 13:50:35
Oggetto:
Ho letto quello che scrivi e lo condivido. Se mi dici cosa non condividi di quel che ho scritto io lo leggo ancora più volentieri. Very Happy

Dato che mi pare abbiamo la stessa prospettiva di fondo vorrei approfondire il discorso se hai voglia.

Prima di tutto Barnard ha la sgradevole attitudine a dire cose scontatissime e già dette con l'aria di chi scopre chissà quale retroscena occulto. Già i marxisti degli anni '30 dicevano che il capitale ha creato le istituzioni borghesi che consentono un grado di democrazia parlamentare nella misura in cui è compatibile con gli interessi dominanti. B. sposta il focus dalla logica produttiva e dal conflitto di classe ai trattati monetari e all'industria culturale (che tende a reificare con quei fastidiosi maiuscoloni).

Il problema che dici tu della comunicazine è validissimo ma mi pare che ci sia anche un problema di analisi: e su questo forse non siamo d'accordo. Il fatto che sovranità monetaria sia il problema principale secondo me è falso. E' UN fattore, non il solo che incide sulla realtà.

Fra l'altro ti chiedo: tu che hai studiato Il più grande crimine, hai capito su cosa si basi il calcolo dei 457 miliardi
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p. 57 la cui perdita surclasserebbe la corruzione, la casta e le mafie? Quali sono le fonti? E qual è il meccanismo della sottrazione? io sinceramente non l'ho capito, tu sicuramente hai letto il testo con più attenzione di me, se mi vuoi illuminare ti sarò molto grato!
dadas88 - Mar Giu 21, 15:51:17
Oggetto:
Dato che mi pare abbiamo la stessa prospettiva di fondo vorrei approfondire il discorso se hai voglia.

Voglia molta, tempo un po’ meno visto il periodo di esami, tesi &co.; ad ogni modo riesco a ritagliare 20 minuti al giorno Wink


Ho letto quello che scrivi e lo condivido. Se mi dici cosa non condividi di quel che ho scritto io lo leggo ancora più volentieri.

Hai ragione.
Personalmente sono d’accordo con B. quando critica aspramente i vari movimenti. Credo che concentrarsi su temi “secondari” sia non solo relativamente inutile, ma molto controproducente (non solo si concentrano su temi che influenzano relativamente lo status quo, ma non trattando i temi/problemi più ampi non riescono a contestualizzare quei temi di cui si occupano, e quindi a comprenderli appieno).
Sul Movimento 5 Stelle credo che – nonostante Grillo sia criticabile per quanto appena detto – sia comunque apprezzabile sotto altri aspetti.
Inoltre la sola critica, senza un lavoro di proposta attivo, serve a poco. E’ lo svantaggio della “reazione” Vs “azione”.

Anche se , personalmente, non mi soffermerei sull’analisi di Barnard come persona, non credo che volesse, come dici tu, sostituirsi ai “leader” degli altri movimenti.


Il problema che dici tu della comunicazione è validissimo ma mi pare che ci sia anche un problema di analisi: e su questo forse non siamo d'accordo. Il fatto che sovranità monetaria sia il problema principale secondo me è falso. E' UN fattore, non il solo che incide sulla realtà.

Il punto de “il più grande crimine” per come l’ho letto io, non è tanto la perdita della sovranità monetaria con l’Euro – che è una conseguenza – quanto l’affermarsi (voluto dalle “forze” che B. descrive) di una corrente di pensiero economico grazie al quale si impedisce agli Stati di usare la propria moneta come potrebbero: deficit spending ecc. (detto in soldoni).
In quest’ottica tale critica si applica anche agli stati con moneta sovrana: sono in crisi perché le teorie economiche alle quali si affidano sono quelle “criminose” di cui parla Barnard.


Fra l'altro ti chiedo: tu che hai studiato Il più grande crimine, hai capito su cosa si basi il calcolo dei 457 miliardi
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p. 57 la cui perdita surclasserebbe la corruzione, la casta e le mafie? Quali sono le fonti? E qual è il meccanismo della sottrazione? io sinceramente non l'ho capito, tu sicuramente hai letto il testo con più attenzione di me, se mi vuoi illuminare ti sarò molto grato!


Allora, i 457 miliardi di euro a cui ti riferisci credo che siano i miliardi di euro movimentati dal “Tribunale internazionale degli speculatori e degli investitori” in “uscita” dall’Italia per il biennio 2008-09.
Fatto già citato nei suoi video “Questo è il potere”.
La fonte credo che sia alla fine del Saggio: “bibliografia e fonti” (non so se nel video la cita direttamente).
Purtroppo non sono numerate, quindi bisogna andare un po’ a logica…
Potrebbe essere una di queste a logica:

- Crollano gli investimenti esteri, In Italia -57 per cento - Sole 24 Ore, 17 settembre 2009
- World Investment Prospects Survey, UNCTAD, 2009-2011
- Relazione Generale sulla situazione economica del Paese, Ministero Economia , 17/8/2010

Ma potrei benissimo sbagliarmi…
Valmor - Mar Giu 21, 21:21:02
Oggetto:
Rispondo nelmerito ringraziandoti per lo scambio di opinioni:

- I movimenti badano a cosa "secondarie"? Beh, cosa vuol dire secondario e di quali movimenti stiamo parlando? DA Porto Alegre e Genova nel 2001 (e ancora prima con la mobilitazio0ne contro il M.A.I nel 1998) i movimenti hano incluso ambientalismo, sindacalismo, mov per i diritti umani, e critica alla globalizzazione neoliberista.
Ma poi questa cosa per cui è l'economia il fulcro di tutto è una cosa oramai da proto-marxisti... (proto cioè del'800, con tutto il rispetto!), anche la autopercezione dell'identità di genere (caratteristiche di maschio e femmina, ruoli sociali) ha ricadute sull'economia, sulle famiglie, sul consumo privato, sulle modalità di organizzare lo spazio pubblico. E i SAPs di FMI/BM hanno devastato interi paesi, affamato milioni di persone... Anche Grillo parlava di queste cose prima che creasse il suo movimento 5 stelle che si è appuntato su temi più locali-nazionali...
Il punto è che tutti sono tanto, tanto bravi a criticare ma quando si tratta di fare qualcosa di concreto ci si trova a saggiare i limiti della realtà. E' quello che ha detto alla fine G. Chiesa: se Barnard ha in mente un altro modello o un'altra strategia provi a fare qualcosa.
Io credo che i problemi sociali siano di complessità tale per cui li si può affrontare per diversi versi, di cui ci sono quelli sbagliati ma un numero indefinito di giusti, sceglierne uno e screditare gli altri è un arrogante fanatismo di cui non abbiamo alcun bisogno. Per fare un altro esempio non leggo niente di B. sul mutamento climatico, che può essere considerato l'urgenza del secolo XXI, il metterlo in discussione mina le basi del nostro concetto di sviluppo.

- mi pare che tu abbia letto in modo inesatto il contributo: che le elite siano preda del neoliberismo lo si dice da anni, B. è statao a Porto Alegre e lo sa perettamente. Il fulcro è invece che le strutture finanziarie-economiche ci tolgono la libertà mentre noi ci distraiamo per epifenomeni quali la corruzione e i privilegi della casta politica sostanzialmente non incisivi verso di esse. Se hai letto le inchieste precedenti di Barnard come I GLOBALIZZATORI c'era già l'inclinazione pro-profit delle elite. Il nuovo scritto è dedicato alla "novità", la scoperta di tali legami.
La questione della differenza fra paesi a moneta sovrana e non è proprio il centro della questione. Tu scrivi che "le teorie economiche alle quali si affidano sono quelle “criminose” di cui parla Barnard." Ma il punto è proprio in cosa consistano tali teorie e la loro applicazione!

- leggersele tutte è una faticaccia, cq se parliamo di fughe di capitali ancora non capisco cosa c'entri la sovranità monetaria... beh è facile sparare analisi draconiane rimandando a fonti di faticosissima lettura per capirne il calcolo, no? secondo temi devo leggere questo
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Confused
coma si fa a pretendere credibilità su queste basi, praticamente richiede una adesione fideistica, e meno male che bisogna promuovere la conoscenza critica delle persone!
dadas88 - Mer Giu 22, 19:54:17
Oggetto:
Il piacere della discussione è reciproco

Premetto che tutto quello che dico sono opinioni personali, passibili di errori e di critiche.

I movimenti badano a cosa "secondarie"? Beh, cosa vuol dire secondario e di quali movimenti stiamo parlando?


Hai ragione.
Per movimenti mi riferisco a quelli di casa nostra che citi anche tu nell’intervento: Movimento5stelle (Grillo); Popolo Viola; Annozero; Travaglio; Di Pietro. (Anche se solo due sono movimenti, per gli altri credo che sia scontato intendere il “movimento” che gira intorno a quei personaggi/programmi).
Provo a spiegare meglio cosa intendo per temi “secondari”.
Personalmente credo il modo migliore per comprendere un fenomeno sia contestualizzarlo. Dall’analisi e comprensione del contesto deriverà una “relativizzazione” del fenomeno in oggetto, e una sua migliore comprensione.
Qualunque analisi che prescinde dal contesto all’interno del quale si colloca l’oggetto di analisi è incompleta.
Dall'analisi e dalla contestualizzazione del nostro “status quo” (con tutti i possibili limiti che può avere un’analisi di questo genere), temi quali Berlusconi; Politici; Lega; l’immigrazione; i tagli ecc. ne escono molto relativizzati, in quanto si capisce che ci sono delle questioni a monte, che prescindono da quei temi, ma dalle quali quei temi non possono prescindere.
Per esempio: le contestazioni dei tagli. I tagli sono causati dal governo o dal contesto economico in cui si trova il nostro paese (e quindi dalle teorie economiche denunciate da B.)?
In questo senso i temi trattati da quei movimenti sono secondari.
(Un po’ come cercare di curare un preciso organi del corpo, prescindendo dalle condizioni dell’intero organismo).



Ma poi questa cosa per cui è l'economia il fulcro di tutto è una cosa oramai da proto-marxisti... (proto cioè del'800, con tutto il rispetto.

Anche qui cerco di spiegare meglio il mio punto di vista.
La domanda da porsi nel momento in cui si vogliono cambiare le cose è: cosa determina le condizioni attuali? Chi le determina?
Chi ha il “potere” di farlo.
Il potere per cambiare le cose, e quindi anche per determinarle può essere di tre tipi:
-Militare (con la forza delle armi)
-Sociale (il fatto che i tuoi scopi/punti di vista/idee/progetti/prodotti ecc. siano condivisi, o quantomeno supportati da tante altre persone (la “massa”).
-Economico (nel mondo attuale se hai i soldi puoi fare, in pratica, qualsiasi cosa)
Ora, dato che non viviamo in un regime militare, il primo nel nostro caso è da scartare.
Il potere sociale per me già centra di più, in quanto la cultura di un popolo ne determina gli usi e costumi: la cultura del consumo che si è affermata incide molto. Il classico “facciamo lavori che non ci piacciono per comperare cose che non ci servono”.
Ma se dovessi indicare il potere che più di tutti determina le condizioni in cui viviamo, quello sarebbe sicuramente il potere economico: se non hai i soldi non puoi fare nulla, e questo vale sia per gli individui che per gli Stati (grazie proprio – a quanto pare – alle teorie economiche affermatesi, che impediscono allo Stato di intervenire attivamente in economia, soprattutto tramite l’utilizzo della moneta “fiat”).


Il punto è che tutti sono tanto, tanto bravi a criticare ma quando si tratta di fare qualcosa di concreto ci si trova a saggiare i limiti della realtà.

Verissimo che criticare è facile, mentre proporre e agire in modo costruttivo è altra cosa.
Proprio per questo motivo personalmente ho un progetto ben preciso che sto portando avanti (quello che forse hai letto sulla rete di imprese sociali/cooperative).
Ciò non toglie che si possa agire “inutilmente” o intraprendere strade “sbagliate”.


E' quello che ha detto alla fine G. Chiesa: se Barnard ha in mente un altro modello o un'altra strategia provi a fare qualcosa.


E qui le nostre critiche a Barnard convergono. Infatti, a quanto dice lo stesso B., in passato ha provato per due volte a creare un movimento o simili, fallendo.

Per fare un altro esempio non leggo niente di B. sul mutamento climatico, che può essere considerato l'urgenza del secolo XXI, il metterlo in discussione mina le basi del nostro concetto di sviluppo.

Anche su questo per me se non si contestualizza il problema non lo si capisce, e non capendolo si rischia di agire in modo inefficace.
Il mutamento climatico è dato dalle emissioni; le emissioni dipendono dal nostro sistema produttivo, il quale è tale a causa degli interessi privati affinché sia così e, a causa dell’impotenza degli Stati a contrastarli.


mi pare che tu abbia letto in modo inesatto il contributo: che le elite siano preda del neoliberismo lo si dice da anni, B. è statao a Porto Alegre e lo sa perettamente. Il fulcro è invece che le strutture finanziarie-economiche ci tolgono la libertà mentre noi ci distraiamo per epifenomeni quali la corruzione e i privilegi della casta politica sostanzialmente non incisivi verso di esse. Se hai letto le inchieste precedenti di Barnard come I GLOBALIZZATORI c'era già l'inclinazione pro-profit delle elite. Il nuovo scritto è dedicato alla "novità", la scoperta di tali legami.
La questione della differenza fra paesi a moneta sovrana e non è proprio il centro della questione. Tu scrivi che "le teorie economiche alle quali si affidano sono quelle “criminose” di cui parla Barnard." Ma il punto è proprio in cosa consistano tali teorie e la loro applicazione!


Tu scrivi: “Azzardo che si tratti di una concausa forte, ma va osservato che per esempio tutti i paesi anglosassoni hanno la moneta sovrana (USA, GB, Australia, Canada) e non mi sembra che la differenza con eurolandia sia tanto netta.”
Quanto ho scritto nasce in risposta a queste tue parole. La differenza non è netta – tua opinione – in quanto le teorie economiche a cui fanno riferimento tutti gli stati sono le stesse; questo determina che anche chi potrebbe usare la moneta “fiat”, tramite deficit spending, avendo la sovranità monetaria (USA, GB, Australia, Canada) non lo fa, trovandosi in condizioni “simili” a quelle di eurolandia.


Ma il punto è proprio in cosa consistano tali teorie e la loro applicazione!


Concordo, lo davo per scontato. Si vede che non mi sono espresso a dovere Smile


- leggersele tutte è una faticaccia, cq se parliamo di fughe di capitali ancora non capisco cosa c'entri la sovranità monetaria... beh è facile sparare analisi draconiane rimandando a fonti di faticosissima lettura per capirne il calcolo, no? secondo temi devo leggere questo
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Beh se fosse facile non saremmo qui a discuterne…


coma si fa a pretendere credibilità su queste basi, praticamente richiede una adesione fideistica, e meno male che bisogna promuovere la conoscenza critica delle persone!


Beh qui non concordo. Se non avesse citato le fonti ti avrei dato ragione, ma il fatto che controllare la fonte richieda tempo e impegno non mi sembra proprio una ragione per dubitare della fondatezza di una tesi…
Poi concordo sulla difficoltà della verifica, e personalmente non ho tempo per farlo. Logicamente nella maggior parte delle cose ci si deve affidare a qualcun altro.
Manca materialmente il tempo per potersi acculturare in tutti gli ambiti del sapere e procedere “Foucaultianamente”…
sweepsy - Mer Giu 22, 20:13:43
Oggetto:
Per favore non usare il colore rosso, in genere e` usato esclusivamente dai moderatori e cosi` si crea confusione.

Se non vuoi usare la sintassi per quotare a spezzoni un altro intervento (non e` troppo complicato cmq) puoi usare qualche altro colore.

Grazie per la collaborazione!
dadas88 - Mer Giu 22, 21:59:44
Oggetto:
Ok, grazie Smile
Valmor - Sab Lug 09, 17:52:33
Oggetto:
dadas88 ha scritto:




Tu scrivi: “Azzardo che si tratti di una concausa forte, ma va osservato che per esempio tutti i paesi anglosassoni hanno la moneta sovrana (USA, GB, Australia, Canada) e non mi sembra che la differenza con eurolandia sia tanto netta.”
Quanto ho scritto nasce in risposta a queste tue parole. La differenza non è netta – tua opinione – in quanto le teorie economiche a cui fanno riferimento tutti gli stati sono le stesse; questo determina che anche chi potrebbe usare la moneta “fiat”, tramite deficit spending, avendo la sovranità monetaria (USA, GB, Australia, Canada) non lo fa, trovandosi in condizioni “simili” a quelle di eurolandia.


Ma il punto è proprio in cosa consistano tali teorie e la loro applicazione!


Concordo, lo davo per scontato. Si vede che non mi sono espresso a dovere Smile


- leggersele tutte è una faticaccia, cq se parliamo di fughe di capitali ancora non capisco cosa c'entri la sovranità monetaria... beh è facile sparare analisi draconiane rimandando a fonti di faticosissima lettura per capirne il calcolo, no? secondo temi devo leggere questo
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Beh se fosse facile non saremmo qui a discuterne…


coma si fa a pretendere credibilità su queste basi, praticamente richiede una adesione fideistica, e meno male che bisogna promuovere la conoscenza critica delle persone!


Beh qui non concordo. Se non avesse citato le fonti ti avrei dato ragione, ma il fatto che controllare la fonte richieda tempo e impegno non mi sembra proprio una ragione per dubitare della fondatezza di una tesi…
Poi concordo sulla difficoltà della verifica, e personalmente non ho tempo per farlo. Logicamente nella maggior parte delle cose ci si deve affidare a qualcun altro.
Manca materialmente il tempo per potersi acculturare in tutti gli ambiti del sapere e procedere “Foucaultianamente”…


Sulla teoria del potere si potrebbe discutere a lungo, a me pare che il tuo ragionamento sia troppo semplicistico, anche se non siamo in un regime militare il potere di coercizione diretta c'è eccome! E viene anche usato, si veda La Val di Susa...

Ma riposto il tuo scritto nel punto che per me è fondamentale: se si tratta di un orientamento soggettivo delle elites dove sarebbe la grande novità del ragionamento di Barnard? Non è quello che diciamo a sx da decenni?
Inoltre la tua interpretazione mi sembra proprio errata, scusami: Barnard dà una causa precisa e quantifica la sua ricaduta finanziaria in quei 457 miliardi distinguendoli da altri guasti delle elites, quindi lui stesso individua una variabile indipendente. Inoltre mi pare che denunci con molta forza dei meccanismi giuridici vincolanti che tolgono il potere alle classi politiche nazionali - il discorso del tridente, eh! peraltro molto criticabile secondo me ma lasciamo correre - che evidentemente debbono essere ineffettuali nei paesi a sovranità monetaria.
Alla fine, scusa, il più grande crimine è la perdita della sovranità monetaria, e se nei paesi dove questa c'è è lo stesso dove sta il punto?
Sei d'accordo in questa mancanza di concatenazione logica?
Valmor - Sab Ago 20, 23:29:00
Oggetto:
Riapro questo 3th per segnalare che il sito di Barnard oramai è offline.
Si troverà altri suo materiali in rete ma diverse cose credo andranno perse definitivamente.

In definitiva una fine molto triste...
va a ciapè i rat - Sab Ago 25, 12:52:20
Oggetto:
Valmor ha scritto:
Riapro questo 3th per segnalare che il sito di Barnard oramai è offline.
Si troverà altri suo materiali in rete ma diverse cose credo andranno perse definitivamente.

In definitiva una fine molto triste...


offline ? ma non è questo ?
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Valmor - Sab Ago 25, 17:16:50
Oggetto:
Ciao scrivevo un anno fa (o forse anche prima, non mi ricordo!), quando pareva che Barnard si inabissasse definitivamente. Così non è andata, ha ripreso ad aggiornare il sito, ha messo su una nuova versione del suo saggio e ha ripreso lena! Poi a inizio 2012 c'è stato l'evento di Rimini...
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