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Articoli e Libri - "Ecodem tradiscono il referendum"; "Non è ver

Valmor - Lun Giu 27, 23:12:05
Oggetto: "Ecodem tradiscono il referendum"; "Non è ver
22.06.2011
di Roberto Della Seta, Francesco Ferrante
POLEMICHE
NESSUNA BUGIA SULL'ACQUA


Riesumando una radicata abitudine della vecchia sinistra - prendersela soprattutto con i primi vicini - Andrea Palladino sul manifesto di ieri in un articolo dedicato al dopo-referendum sull'acqua ci accusa come ecodem di essere «bugiardi colossali», perché da una parte attacchiamo il governo che cerca già di sovvertire l'esito del voto, dall'altra difendiamo la proposta di legge presentata mesi fa dal Pd che, secondo Palladino, contraddice anch'essa le ragioni referendarie.
Sinceramente non ci sentiamo così bugiardi. Ci siamo battuti in Parlamento contro l'articolo 23-bis (cosiddetto Ronchi-Calderoli) del Decreto sviluppo del 2008, quello abrogato dal primo referendum, che introduceva l'obbligo di affidare ai privati almeno il 40% delle società di gestione dei servizi idrici (il 60% per le società quotate in Borsa). Per abrogare questa norma ed escludere l'acqua dal novero dei servizi pubblici locali "di rilevanza economica" (come tali, in base alle leggi europee, da affidare al mercato) abbiamo presentato nel marzo 2010 un disegno di legge (n. 2091), e segnaliamo a Palladino che l'obbligo della privatizzazione è cancellato anche nel disegno di legge del Pd.
Quanto alla possibilità di calcolare nella tariffa la remunerazione del capitale investito, oggetto del secondo referendum, la proposta del Pd prevede di affidare a un'Autorità nazionale indipendente la definizione dei parametri per il calcolo della tariffa, e tra i criteri indicati figura la remunerazione dell'attività industriale del gestore ma non la remunerazione del capitale investito (cioè in parole povere il "profitto").
Tutto questo non significa che non vi siano differenze tra la nostra posizione e quella di una parte del movimento per l'acqua pubblica. Per esempio, noi siamo convinti che per garantire una gestione sostenibile delle risorse idriche, che sono un bene comune ma anche un bene scarso da usare con parsimonia e invece in Italia largamente sprecato, sia necessario far valere il principio che chi più consuma più paga, facendo salvo il diritto di ognuno a disporre di una quantità-base di acqua (i 50 litri per abitante al giorno) per i bisogni essenziali.
Allora: è indispensabile discutere su tutti i temi, anche i più controversi, legati alla gestione dell'acqua come bene comune, e va benissimo dividerci sui punti di disaccordo. Ma per procedere su questa via sarebbe bene evitare le caricature di posizioni che non si condividono, o peggio gli anatemi e le scomuniche.

La nota era in risposta a questo articolo di Andrea Palladino:


21.06.2011
di Andrea Palladino

La legge / APPELLO A NAPOLITANO: NON FIRMARE
Rispunta l'Agenzia per l'acqua «Non rispettato il referendum»
Il forum: «Gli italiani hanno detto chiaramente di volere l'acqua fuori dal mercato. Pertanto l'Agenzia è un organismo inutile. Cosa regolerà?»


Nel cappello magico del decreto sviluppo il governo ha inserito di tutto. E già che c'era, ha trovato il posto anche per la norma che istituisce l'agenzia dell'acqua, la struttura - di nomina politica - che dovrebbe regolare il mercato idrico. Il problema, per loro, si chiama referendum, ed è rappresentato dalla volontà chiara di 27 milioni di elettori sulla gestione delle risorse idriche: nessuno spazio per il privato è stato il risultato chiaro. Il Pd, intanto, cerca di avviare la sua campagna di promozione della legge che Bersani ha presentato in parlamento lo scorso ottobre, una proposta che punta in una direzione opposta rispetto al voto popolare.
La struttura dell'agenzia che oggi il parlamento dovrà votare è modellata su quell'articolo 23 bis della legge Ronchi-Fitto abrogato dal primo quesito referendario. Se quelle norme obbligavano l'affidamento ai privati dell'acqua potabile e della depurazione, l'agenzia aveva - nel piano del governo - l'unico obiettivo di regolare il mercato. Perde dunque di senso l'esistenza stessa della norma, visto, tra l'altro, che le risorse idriche costituiscono un monopolio naturale non assoggettabile per definizione alla liberalizzazione. La creazione dell'agenzia di regolazione - pensata sul modello di quella già esistente per l'energia - non ha dunque nessun senso, se non politico, lanciando una piccola ciambella di salvataggio alle multinazionali rimaste scottate dal voto del 12 e 13 giugno.
Il Forum italiano dei movimenti per l'acqua ha chiesto ieri che il presidente della Repubblica blocchi il provvedimento, non firmando il decreto di promulgazione. Lo stesso Pd - attraverso gli ecodem - si è detto contrario all'istituzione della agenzia, aggiungendo, però una piccola polpetta avvelenata: «Il partito democratico - hanno dichiarato Roberto Della Seta e Francesco Ferrante - nei mesi scorsi ha presentato una propria proposta di legge che raccoglie le indicazioni dei referendum». Una bugia politicamente colossale, visto che il progetto di legge dei democratici non solo spinge chiaramente sulla gestione privata dell'acqua - attraverso il modello toscano delle società miste - ma tradisce il secondo quesito referendario prevedendo, apertis verbis, la remunerazione dei capitali investiti.
Gli ostacoli per la ripubblicizzazione dell'acqua non sono dunque terminati dopo il voto popolare. I movimenti per l'acqua pubblica hanno ripreso la mobilitazione quotidiana, che dura ormai da oltre cinque anni. Il 2 e 3 luglio prossimi si terrà a Roma la prima assemblea dei comitati territoriali che compongono il Forum italiano, con l'obiettivo primario di rilanciare la proposta di legge popolare che giace in parlamento dal 2007. E anche la Puglia - regione dove prosegue il confronto serrato tra la giunta Vendola e i comitati usciti vincitori dai referendum - la mobilitazione non si è fermata. Già questa settimana in tutte le province pugliesi si terranno diversi incontri dei comitati, per terminare il 25 giugno prossimo con l'assemblea regionale a Bari.
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