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Dalle agevolazioni di Invitalia alla nevrosi
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powertoart




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MessaggioInviato: Gio Ago 13, 12:06:15    Oggetto:  Dalle agevolazioni di Invitalia alla nevrosi
Descrizione: Eterogenesi dei fini: pensi di metterti in proprio, ma finisci per metterti nella m...a!
Rispondi citando

Marco Travaglio non è il Messia, lo sappiamo. Ma - se non lui stesso - esiste ancora qualcuno disposto a dare voce a chi - nel suo immarcescibile tentativo di sopravvivere senza indursi nella tentazione di passare per le più improvvide scorciatoie che questo sistema offre sul piatto d'argento in luogo di pur modeste opportunità ma trasparenti e riconducibili al solo paradigma della legalità - sia condannato all'afonia permanente nel vano tentativo di essere ascoltato?
Ieri mattina ho ritirato un'ingiunzione di pagamento - entro 30 giorni - per qualcosa come 15.000 €, a fronte di una revoca delle cosiddette "agevolazioni" disposte da Invitalia spa sulla base del D.Lgs. 185/2000 Titolo II - Lavoro Autonomo sottoscritte, ottenute e - peraltro - già iniziate a restituire per la parte concernente il mutuo agevolato all'1,8% nella forma rateale prevista da contratto tra l'Aprile 2008 ed il Settembre 2010.
Il calvario, dipendente con ogni probabilità dall'illusione di poter conferire in una complessa teoria di azioni richiestemi, tutta la mia dignitosa rettitudine, tutto il rispetto indeclinabile per la cosa pubblica e l'interesse collettivo [che ritenevo dovesse rappresentare] e tutta la mia deferente inclinazione a non approfittare di un'erogazione prevedente anche una certa percentuale di fondo perduto, è iniziato una triste mattina di tarda estate 2010 (era il 2 Settembre) allorché mi sono visto recapitare una raccomandata da Invitalia spa siglata « Rif/Prot. 298757/ATT-SPO» ed avente per oggetto «D.Lgs. 185/2000 Titolo II - Lavoro Autonomo - Prot. 1047515. Richiesta integrazione documentale sul corretto utilizzo dei contributi erogati» ove mi si richiedeva il perfezionamento di alcuni adempimenti contrattuali presso cui - a giudizio dell'ente erogatore - non avrei avuto le necessarie premure.
La letale combinazione di sfortunate contingenze è dipesa - nella formazione della mia modesta unità produttiva, composta banalmente da un Apple MacPro, da un'interfaccia audio, da una superficie di controllo, da alcuni altri devices secondari, da uno stand metallico ma, soprattutto, da un grosso parco software fatto di sequencer audio e librerie di campioni - dall'aver deciso di acquistare i miei beni strumentali - quando possibile - direttamente dal produttore e, in particolare, in Olanda, Germania e Francia, onde poter contare sul cosiddetto prezzo di fabbrica; premura questa che mi avrebbe messo nella condizione di contenere al massimo l'impiego di risorse pubbliche e, ad un tempo, di stressare meno la mia disponibilità finanziaria già duramente provata.
Sì, perché - ahimè - generalmente si chiedono agevolazioni laddove non si è nella disponibilità di fare con i propri mezzi - come nel mio caso -, ma allorché firmai il contratto con Invitalia (allora ancora Sviluppo Italia) e dopo aver già dissipato 600,00 € in un business plan - redatto dall'ASSEFI della CCIAA di Pisa con gravi sviste legali a carico del management del diritto d'autore - ebbi a scoprire - ahimè - che quelle risorse, già limitate al solo valore imponibile degli investimenti, dovevano anche essere nella disponibilità del richiedente per essere successivamente rimborsate.
Il mio problema specifico, aldilà del gravoso percorso che ho dovuto compiere - sia in termini di esposizione economica che di salute mentale (poteva veramente sembrare di essere diventato parte attiva in un imprevedibile gioco di ruolo) - è stato rappresentato da un insieme di pretese di Invitalia a fronte del perfezionamento di un investimento; il fornitore mi avrebbe dovuto produrre una dichiarazione autografa - con esplicito riferimento all'acquisto dei beni oggetto di fornitura - sulla base della quale:

1) la fattura si sarebbe riferita a Beni Nuovi di fabbrica;
2) la fornitura sarebbe stata effettuata alle nostre normali condizioni di vendita, ovvero alle normali condizioni di mercato;
3) non sarebbero esistiti accordi che prevedessero successive variazioni di prezzo in qualunque forma concesse

ed un quietanza liberatoria dichiarante:

1) che a fronte della stessa non sarebbero stati riconosciuti abbuoni o sconti a qualsiasi titolo;
2) che sui buoni forniti non sarebbe gravato alcun privilegio, patto di riservato dominio o diritto di prelazione
3) che non ci fosse nulla altro a pretendere in relazione alla relativa fornitura.

Queste clausole contrattuali - da ritenersi a mio avviso vessatorie, specie se riferite a beni immateriali (dei software si acquista licenza d'uso e non la proprietà intellettuale: come possono un privilegio, un patto di riservato dominio o un diritto di prelazione gravare su una licenza d'uso?!? Al massimo sulla scatola, sul guscio porta-DVD e sul manuale d'uso...) -, unitamente ad un'altra pretesa - a mio modo di vedere - eccessiva, ovvero che ogni singola operazione di quietanza di una fattura partisse come bonifico da un solito conto corrente: una vera e propria iattura, perché i pagamenti online (in particolare uno per circa 230,00 imponibili) per l'acquisto di una licenza software scaricabile si effettuano con carta di credito e, nonostante la ricaribile utilizzata possa essere agganciata a quel conto corrente, il passaggio accessorio (tracciato e riconosciuto) diventano fonte di controversia.
Specie se il distributore è unico al mondo, se accetta soltanto pagamenti con carta di credito/PayPal e se non è neanche disposto a rilasciarti i due fantomatici documenti!
Peggio ancora è però un altro fatto: se da un fornitore olandese ti giunge poi la coppia di documenti - stampati prima, sottoscritti e ri-digitalizzati - per eMail, l'unica probabile alternativa con Invitalia diventa probabilmente il viaggio a nei Paesi Bassi a ritirare di persona l'originale (?!?).
E dire che - augurandomi di non essere deriso per mezz'Europa - mi ero pure impegnato a tradurre il contenuto di questi due documenti in Francese e Inglese, a uso e consumo dei fornitori più riottosi!
Poi, se ci metti anche la sfortuna e accade che un fornitore tedesco - un artigiano - ti invia uno stand in alluminio per il valore imponibile di poco più di 400,00 € che ti viene consegnato danneggiato e gli contesti pure il pezzo rotto, costringendolo a sostituirtelo - con tutte le spese a suo carico -, vanificando il già magro ricavo, figurati un po' se poi ti vuole anche produrre una coppia di siffatte dichiarazioni!
Fatto è che da lì in avanti tutto è precipitato: botta e risposta di raccomandate, inutili spiegazioni, richieste di chiarimento, etc.: si procede intimando la restituzione del valore delle fatture incriminate - con provvedimento non impugnabile - per un valore di oltre 3.000 € entro 30 giorni.
Provo lo stesso a impugnare la cosa, senza venire a capo di nulla: ma, alla fine - un colloquio telefonico con un funzionario di Invitalia - sembra definitivamente dirimente della situazione: per il fornitore olandese, possedendo copia dei documenti richiestimi - ne avrei provvisto l'invio in allegato ad un'ultima raccomandata, per gli altri avrei provvisto un bonifico dell'importo di circa 600,00 €.
Il giorno successivo redigo quindi la raccomandata AR, riportando i termini della discussione telefonica: chiedo lo storno dall'importo dei circa 2600 € relativi alla fattura "olandese" provvedendo la dichiarazione a loro giudizio mancante (apparentemente, a detta del funzionario, perché mai arrivata o addirittura persa!), mi dichiaro disponibile ad effettuare bonifico per l'importo restante, e pretendo il ri-conteggio del piano di ammortamento inerente la parte di mutuo concessami.
La prima risposta utile? Dopo quasi 4 anni: un'ingiunzione di pagamento - ieri mattina - dell'intero importo entro 30 giorni!
Premesso che non saprei proprio dove trovare 15.000 € in 30 giorni e che, non dovessi impugnare legalmente il provvedimento in tempo utile, la cosa sarebbe passata d'incanto alla buon'amica Equitalia, mi domando sinceramente se esista ancora un barlume di stato di diritto in questo Paese o se il cittadino - quand'anche non si sia mai volontariamente sottratto alle sue obbligazioni (non sono frattanto scappato all'estero, la mia modesta attività è ancora in funzione - ancorché per il momento mi basti a malapena per pagare le tasse -, non ho preteso di non pagare il dovuto, ma ho dovuto - mio malgrado - rinunciare ad un'altra tranche a fondo perduto dell'agevolazione dovuta alle spese di gestione che frattanto non sono stato nella possibilità di compiere, con grave danno economico) - sia soltanto un accessorio inutile (se non a pagare, pagare, pagare senza mai avere niente di buono in cambio) cui togliere anche la dignità, oltre ad una rappresentatività parlamentare... spero vivamente che qualcuno - magari proprio Marco Travaglio - possa darmi delle risposte e, magari, un aiuto a districare la matassa dignitosamente!

Grazie
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MessaggioInviato: Gio Ago 13, 12:06:15    Oggetto: Adv






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MessaggioInviato: Ven Mar 03, 12:19:30    Oggetto:  
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Caro signor Niccolai,

siamo sinceramente dispiaciuti per la situazione che si è venuta a creare.
Invitalia è un’Agenzia che gestisce fondi pubblici, fatto che impone che vengano trattati con la massima trasparenza. Non le abbiamo contestato la scelta di servirsi di fornitori stranieri, ma esclusivamente il mancato riscontro dei pagamenti effettuati. Secondo il contratto che lei ha sottoscritto, a fronte dei nostri finanziamenti, avrebbe dovuto semplicemente presentare le ricevute delle fatture quietanzate e darci evidenza delle spese sostenute con la carta di credito. Non avendolo fatto, il finanziamento è stato revocato.

L’Ufficio Stampa Invitalia
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MessaggioInviato: Mer Mag 15, 11:13:21    Oggetto: Important A cose fatte
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Non avevo notato che ci fosse stata una risposta, ne' che ce ne fosse stata una di questa straordinaria portata. Riprendo in mano ora tutta la faccenda, visto che mi è arrivata la cartella dall'Agenzia delle Entrate e che, in qualche modo, dovrò far fronte ad una situazione allucinante da ogni punto di vista.
C'è una sequenza di lettere ed uno scambio eMail col Dott. Catalano che certifica con estrema chiarezza il "blackout", tutte le risposte cioè che sono andato cercando - nel tentativo di mantenervi nell'alveo del rapporto contrattuale con Invitalia Spa, ovvero senza dover ricorrere ad un avvocato che non mi sarei potuto permettere - e che mai ho ottenuto.
La verità è che per la più corposa delle 3 fatture in oggetto, mi si chiedeva di inviarvi documentazione originale (che in realtà già vi avevo inviato e che il vostro referente Marco Casini aveva toccato con mano)... ma, ahimè, per fare ciò, sarei dovuto correre in Olanda per farmene rifare una... del resto non è colpa mia - che ho custodito con la massima cura tutta la documentazione fino al momento di consegnarvela - se nei meandri dei vostri uffici qualcosa è andato perso!
Dopodiché, tutto lo scambio epistolare, verteva sullo scorporamento del corrispettivo delle altre 2 fatture - per le quali sarebbe stato impossibile ottenere la documentazione di cui al contratto - dal finanziamento agevolato (il che sarebbe equivalso a restituirne immediatamente il valore).
Ma a questa mia sollecitazione - ahimè - non ho mai ottenuto risposta alcuna: la prima disponibile è stata l'ingiunzione di pagamento. Ed è singolare peraltro che mi venga contestato di non aver prodotto evidenza nella filiera dei pagamenti anche con carta di credito: che cos'altro avrei potuto fare in più che notificare tutti gli scambi email, produrre i i CRO delle operazioni e quant'altro.
La mia teoria - signori miei - è di tutt'altra natura ed è proprio il mio contegno rispetto all'impiego di risorse pubbliche (il tentativo cioè, a parità di risultato, di spenderne la minore quantità possibile!) che mi fa pensare che le cose stiano in questo modo: se erogo un'"agevolazione" costituita per 1/3 da un fondo perduto ed 2/3 da un mutuo a tasso agevolato in conto investimenti, nonché una cifra grosso modo pari ad 1/3 della stessa in conto gestione a fondo perduto (disgraziatamente mai ottenuta) e poi trovo il modo di revocarla, alla fine della fiera posso vedere tornare indietro anche quel terzo effettivamente erogato - ma a fondo perduto - ad un certo tasso di interesse. E non voglio sapere se per l'una e/o per l'altra cifra (nel mio caso si parla di circa 5.500 € in conto investimenti e di altri circa 5.000 € - mai avuti - in conto gestione) Invitalia Spa abbia effettivamente ottenuto a sua volta dei trasferimenti e da chi (Governo? Unione Europea?!?).
Il fatto è che volevo dare sostanza al mio piccolo sogno e mi sono ritrovato a:
1) perdere un lavoro dipendente a tempo indeterminato, una sicurezza, quando le cose erano troppo avanti per tornare indietro (avevo già versato ad ASSEFI della CCIAA di Pisa per un business plan realizzato talmente bene da produrre persino violazione delle leggi sul diritto d'autore, rendendo peraltro vano l'utilizzo di alcuni beni inclusi nel piano di agevolazione);
2) a scoprire - ahimè - tardivamente che avrei dovuto prima spendere i soldi che non avevo e che poi - forse - dopo mi sarei visto restituire (infatti mi è toccato prendere un mutuo con MPS già estinto);
3) a perdere anni di contributi previdenziali (perché quando la tua attività stenta a decollare, non sei grado di fare un tubo nulla);
4) a contrarre diversi debiti che ancora non sono riuscito a saldare;
5) a non poter procedere neanche con le iniziative programmate perché - frattanto - deprivato della parte residua dell'agevolazione;
6) a trascorrere una fase infernale da ogni punto di vista.
È tutto meraviglioso... sono stato letteralmente messo in mutande da... un'agevolazione!
Grazie
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